Intervista esclusiva: Sulla strada di Daniel Ray
30/05/09 20:16 Categorie: Artisti Emergenti
di Alfonso Russo
Abbiamo incontrato Daniel Ray, artista emergente che si sta facendo strada (è proprio il caso di dirlo!) col suo nuovo album STRADE DI FUOCO, per un’intervista a 360 gradi!
Parliamo un po’ della passione: cosa rappresenta per te la Musica?
E' il mio mondo… non riuscirei mai ad immaginare le mie giornate senza musica. Ma è soprattutto qualcosa che mi ha "salvato”, che mi ha dato la possibilità di credere in me stesso anche quando chi era intorno a me stava tentando di convincermi che spesso bisogna mollare e arrendersi solo per evitare delusioni. Nei momenti difficili (e in vita mia ne ho conosciuti parecchi!), suonare e soprattutto comporre mi ha offerto la possibilità di "rimanere a galla" anche se spesso, la musica, è anche solitudine. Il lato positivo è che in quello stato di solitudine, che se ci pensi bene alla fine è pure un bisogno, impari a conoscere meglio te stesso e di conseguenza gli altri.
Tutto iniziò…continua tu!
Frequentavo il secondo anno delle scuole medie. Un giorno nel teatro della scuola organizzarono una sorta di spettacolo biografico sui Beatles. C'erano riferimenti anche agli Stones e Bob Dylan. Eri lì seduto con la musica a tutto volume mentre qualcuno ti presentava tra una canzone e l’altra i "buoni", i "cattivi" e l' "incazzato" del rock per eccellenza. Se vuoi sapere davvero qual'è stato l'inizio... fu proprio quello! Uscito da scuola comprai un album dei Beatles. Era una di quelle vecchie mitiche musicassette. Credo che chiunque, almeno per una volta in vita sua, abbia usato una biro per cercare di rimettere al suo posto il nastro! Quell’album era HEY JUDE, che poi nemmeno era un album appartenente alla loro discografia ufficiale, ma un EP uscito con quel nome solo negli Stati Uniti e che trovai per caso in un negozio di
dischi nel quartiere in cui vivevo. Subito dopo comprai anche un album dei “cattivi” e uno dell’ “incazzato” pareggiando il conto. Ma quando il mio professore di Storia dell’Arte mi diede l’opportunità di vedere il film “THE BACKBEAT – Tutti hanno bisogno di amore” mi resi conto che i veri “cattivi” erano quelli che avevano trasformato in “buoni”. Quel film racconta gli anni della gavetta dei Beatles, quelli veri… e sai cosa voleva dire Lennon quando diceva: “Siamo morti ancor prima di essere conosciuti!”? In quel film c’è la risposta! Poi durante un’estate trascorsa in Inghlterra tra Fleetwood, Manchester, Blackpool e Liverpool ascoltai per la prima volta un disco di Springsteen… e lì credo di essermi rincoglionito definitivamente!
La tua musica: dici di essere stato influenzato da Bruce Springsteen. Nella melodia? Nei testi? Nel modo di comporre?
Questa me l’aspettavo! Sai, di solito quando chiedi a qualcuno se è stato influenzato da un artista in particolare si crea immediatamente la domanda o il dubbio: "MA VUOLE IMITARLO"? Eheheh... personalmente credo che prima di essere un musicista tu debba essere anche fan di qualcuno perchè questo ti rende più vicino a chi è (o magari diventerà) un tuo fan. Springsteen per me è il numero 1, questo è fuori discussione. Ma credimi, ascolto di tutto passando dal rock'n'roll di Elvis e Berry al country di Steve Early, dal punk dei Clash, Who e Ramons al rock degli AC/DC... e tante altre cose, ma prevalentemente del passato (che poi, vista la loro attualità, non sono coì tanto “passate”!) . Tutto, in un modo o nell'altro va ad influenzare la mia musica. Per rispondere alla tua domanda (melodia, testi, modo di comporre…) posso dirti una cosa: Springsteen non so sinceramente quale modo adotti per comporre. Probabilmente non ne adotta uno solo, ed è questa, a mio parere, una delle sue grandissime forze. Riguardo ai testi non penso che puoi permetterti di parlare di ciò di cui parla lui senza cadere inevitabilmente nel banale... quell'America o la vivi davvero e ne fai parte o è meglio evitare di raccontarla solo per sentito dire! ;-) Le melodie, nel bene o nel male, influenzano chiunque! Ma la cosa che davvero mi colpisce di Springsteen e che amo seguire come strada è l'idea del rock sudato e dello show live. Il desiderio di rendere un concerto quasi teatrale dove il pubblico sembra essere stato invitato ad una festa per poi renderlo protagonista insieme alla band trasforma tutto in pura magia. Solo in quel caso si stabilisce un buon contatto tra chi è sopra e chi sotto il palco.
STRADE DI FUOCO: il tuo album di debutto su myspace: perché questo titolo?
Semplicemente perchè credo che oggi sia un titolo che rispecchia molto la nostra realtà, il nostro tempo. C'è dentro il
disagio di chi si è sentito tradito e la forza di chi è ancora in piedi… c’è anima e cuore, c’è passione e sudore… tutta la voglia di riscatto, di rivincita e di rivoluzione di chi non si è voluto affidare ad un destino già scritto. Ma c'è soprattutto anche tanto corraggio, nel cercare ogni volta di spingersi oltre le proprie possibilità, rischiando è vero, ma scoprendo i propri limiti. Si impara ad andare avanti evitando di commettere gli stessi errori, scrivendo da soli il proprio destino. Tutti i personaggi citati in "Strade Di Fuoco" sono dei vagabondi, ribelli e sognatori. Sono in lotta con sé stessi e con il mondo alla ricerca della loro identità cercando una via da seguire senza voler scendere a compromessi. Scoprono negli occhi e nell’animo di chi li ha preceduti in questo mondo il disagio di chi è cambiato o ha accettato dei compromessi e loro cercano una vita migliore, ma senza dimenticare chi sono e da dove vengono.
Nei testi di “Strade Di Fuoco” quanto ha inciso la tua esperienza di “vagabondo”?
Quelle canzoni le ho scritte mentre ero a Dublino. Ho vissuto lì per un pò. Suonavo in qualche locale, ma quando i palchi erano occupati da altri artisti me ne andavo in strada a suonare con qualche "musicista stradaiolo". Quindi, per strada, chitarra acustica e armonica, e ti vivevi la tua notte da "vagabondo". A volte dividevi l'asfalto con un irlandese o un italiano, altre volte con un americano o un inglese. Ma con noi c’era sempre Lucky, il cagnolone bianco con la bandana rossa che non mancava mai all’appuntamento notturno!!! Sembrava amare davvero molto il country e l'armonica hehehe.... sugli assoli le orecchie erano sempre dritte!
Con 26.280 (maggio 2009) la title track dell’album è la più ascoltata: cosa vuoi comunicare con “Strade Di Fuoco”?
Bè, ognuno ha il suo punto di vista. C’è chi crede che alla fine “va come deve andare” e chi invece è davvero convinto che “va solo come abbiamo scelto noi”. La cosa migliore sarebbe quella di recitare il primo verso, ma di fare agire il secondo!
“Ciò che non hai detto mai” …parlaci di questa canzone.
Sarebbe più facile chiedere a questa canzone di parlare di Daniel Ray! Quella canzone forse parla da sola. E’ il brano più intimo dell’album. L’ho scritto per mio padre che ho perduto improvvisamente quando avevo solo 21 anni. Per me è stato un colpo durissimo considerato che se ne era andata l’unica persona che aveva sempre creduto in me. Sono nato in una famiglia che prima di me non conosceva artisti, figlio di un autista e una ragioniera, ma nonostante ciò quell’uomo ha sempre rispettato le mie scelte. Aveva un grandissimo dono… anche se non comprendeva o non condivideva qualcosa, non la giudicava!
Ma questa “Lady Dark” chi era?! Svelalo ai tuoi fans!
Ma Lady non ERA… E’!
Un bilancio della tua avventura musicale e i tuoi progetti per il futuro.
Bè, credo di potermi ritenere soddisfatto, o meglio ancora, divertito! Divertito dal fatto che ho trovato su internet un discreto interesse nei confronti della mia musica da parte non solo degli italiani, ma anche di molti americani, inglesi o tedeschi, e la cosa in effetti mi ha stupito (piacevolmente!!!). Fare rock e cantare in italiano sembra essere la strada meno battuta, ma secondo me va percorsa e a testa alta. Il problema più grande è che qui da noi, se non hai un management alle spalle, è difficile entrare nei locali per suonare. La maggior parte di questi poi, oggi come oggi, è sempre più affollata da tribute-band e per chi ha un progetto inedito è dura riuscire a farsi posto. Attualmente sto lavorando ai nuovi brani del mio secondo album. Non so ancora se sarà autoprodotto come il primo o se firmerò per qualche produzione. Per il momento continuo a guardare in giro… comunque senza prendere minimante in considerazione l’idea di partecipare a qualche reality-tv ahahah… l’importante è questo! Scrivo di continuo e ho un casino di idee che voglio concretizzare. Non sono il tipo che se trova la cosiddetta “formula vincente” adotta sempre quella per non rischiare. Se dovessi fare centro con un album rockettaro e ottenere un successo della madonna… sta sicuro che il prossimo sarebbe totalmente diverso, magari solo chitarra e armonica. Amo mettermi sempre in discussione e rischiare… non credo che sia possibile altrimenti raggiungere una certa maturazione artistica.
“STRADE DI FUOCO (9TH STREET)”… un’intero album in free download. Quante critiche hai ricevuto riguardo a questa tua scelta e a cosa è dovuta. Mossa tattica promozionale o c’è dell’altro?
(ride)… se fossi così bravo farei il manager invece del musicista! Sai, viviamo in un’epoca in cui molte produzioni investono parte dei soldi per “autocomprare” il proprio disco. Accade questo…. se sei prodotto da qualcuno fai uscire il tuo disco e lo piazzi su iTunes. Poi, tu e la tua produzione, comprate un tot di copie di questo bel disco e magicamente lo fate schizzare in vetta alla classifica della settimana. Insomma, ci si prende un po’ in giro da soli e si prende molto in giro gli altri. Si grida a tutti: “PRIMO SU ITUUUUUNES!” …e pensa che le critiche le ho ricevute proprio da chi ha fatto mosse simili! Ma (ci tengo a puntualizzarlo) fortunatamente non tutti i musicisti indipendenti e tutte le produzioni agiscono in questo modo. E soprattutto… la gente non è stupida ed è stanca di essere presa per tale. Detto questo, personalmente preferisco far scaricare gratuitamente il mio album e potermi permettere di dire 1000, 2, 3, 4, 5 o 10.000 persone hanno le mie canzoni nel loro lettore mp3 ed essere molto più convincente evitando di prendere in giro me stesso e gli altri! Il 24 maggio sorso, a due anni esatti dalla nascita del mio sito, che oggi ospità piu di 63.ooo
iscritti, ho deciso di offrire a chiunque la possibilità si scaricare gratuitamente il mio album. Sarà ancora possibile comunque (per chi lo preferisce) acquistare il cd, ma mi piace l’idea che sia una scelta non obbligata per nessuno e fatta col cuore. Certo, non nascondo che tutto questo potrebbe addirittura aiutarmi ad essere conosciuto da chi ancora non mi conosce. Ma non ci vedo nulla di male. Non sto facendo le scarpe a nessuno e se le canzoni raggiungeranno sempre più gente sarà proprio grazie a quella stessa gente. Qualcuno mi ha detto che in questo modo contribuisco alla crisi discografica! Aaaaaaaaaahhhhhhhhh!!!!!!!!! Andiamooo… non ho chiesto nulla a nessuno, mi sono autoprodotto, ho investito tutti i miei risparmi e… Daniel Ray, un cazzone qualunque, secondo qualcuno rappresenta un contributo alla crisi discografica??? (ride)… se sono diventato così importante che qualcuno mi avvisi!!!
Concorsi, vetrine musicali… o i music-reality che vanno tanto di moda oggi in tv. Hai mai pensato di tentare quella strada?
Assolutamente no. Preferisco restare all’ombra, ma continuare ad essere un artista. Io non ho mai cercato il successo fine a se stesso. Non mi piace e non voglio fare la rock-star… mi basta fare il rocker! Voglio divertirmi e divertire. Quello che mi interessa è riuscire ad emozionare chi mi segue e chi continuerà a seguirmi. Tutti loro sono più importanti delle giurie che puoi incontrare partecipando ad un concorso.
E i reality?
In un mese di tv ti lanciano al grande successo. Il problema è rendersi conto se poi hai le palle di non farti fottere da quello stesso successo!
La tua nuova band?
Semplice… non voglio suonare con chi “fa marchette”! A un certo tipo di musicista “professionista” preferisco il musicista “professionale”. Per mille ragioni puoi non essere stato tanto fortunato in vita tua da poterti permettere di suonare e basta! Spesso devi lavorare, sopravvivere e poi suonare. E non è assolutamente detto che chi lavora e sopravvive, quando poi sale sul palco non possa far vedere chi è. Devo sottolineare che conosco moltissimi professionisti che suonano col cuore e che non fanno parte di quelli a cui mi riferivo prima. Ma nella mia nuova band, adesso, c’è posto solo per chi sa davvero cosa significa lavorare. E chi è con me adesso, crede in me e nei miei mezzi, senza farsi troppe pippe mentali su quello che mi circonda! Hanno deciso di suonare con me perché condividono la mia idea di band e perché vogliono e sanno offrire il loro grande contributo!
E i turnisti?
Che facciano pure i loro turni!
Daniel, leggendo il tuo blog spesso ci si imbatte nei commenti di un pubblico molto vasto che sembrerebbe davvero apprezzare la tua musica e il tuo modo di viverla. Credono in te, scommettono su di te oppure?...
"Amano se stessi e si vogliono bene! Io, non mi stancherò mai di dirlo, non faccio nient’altro che raccontare la vita, a modo mio, magari anche sbagliando. Evidentemente sono persone a cui piace vivere e il rock è vita! Droghe e autodistruzione son tutte cazzate. Se sei “rock” vivi, senza troppe storie! Al mito del "sex, drugs and rock and roll" preferisco quello del "sex, love and rock'n'roll"!
“Se dovessi mai arrivare al grande successo, cosa accadrebbe a Daniel Ray?”
Diventerebbe noto a tutti che è Italiano!!!
Un’ultima domanda Daniel… quali consigli daresti a chi sta per realizzare il suo proprio disco?
Date un prezzo prima ai vostri sogni. Solo dopo potete quantificare i costi (inevitabili) relativi alla realizzazione del disco. Non fatevi fregare da chi vi dice che produrrà il vostro album. Se la vostra è un’ auto-produzione, voi pagate e quindi dovete pretendere che facciano quello che vogliate voi e come volete voi. Se vogliono metterci le mani… fategli tirare fuori i soldi! Siamo in Italia ragazzi… e non conviene abbassare la guardia. Appena lo fate vi fottono sound e stile. Imponetevi! Oppure accettate il compromesso e sperate nel meglio… fate un po’ voi! Ma non fatevi cucire addosso un vestito che non è il vostro! Un abbraccio a tutti!
Abbiamo incontrato Daniel Ray, artista emergente che si sta facendo strada (è proprio il caso di dirlo!) col suo nuovo album STRADE DI FUOCO, per un’intervista a 360 gradi!
Parliamo un po’ della passione: cosa rappresenta per te la Musica?
E' il mio mondo… non riuscirei mai ad immaginare le mie giornate senza musica. Ma è soprattutto qualcosa che mi ha "salvato”, che mi ha dato la possibilità di credere in me stesso anche quando chi era intorno a me stava tentando di convincermi che spesso bisogna mollare e arrendersi solo per evitare delusioni. Nei momenti difficili (e in vita mia ne ho conosciuti parecchi!), suonare e soprattutto comporre mi ha offerto la possibilità di "rimanere a galla" anche se spesso, la musica, è anche solitudine. Il lato positivo è che in quello stato di solitudine, che se ci pensi bene alla fine è pure un bisogno, impari a conoscere meglio te stesso e di conseguenza gli altri.
Tutto iniziò…continua tu!
Frequentavo il secondo anno delle scuole medie. Un giorno nel teatro della scuola organizzarono una sorta di spettacolo biografico sui Beatles. C'erano riferimenti anche agli Stones e Bob Dylan. Eri lì seduto con la musica a tutto volume mentre qualcuno ti presentava tra una canzone e l’altra i "buoni", i "cattivi" e l' "incazzato" del rock per eccellenza. Se vuoi sapere davvero qual'è stato l'inizio... fu proprio quello! Uscito da scuola comprai un album dei Beatles. Era una di quelle vecchie mitiche musicassette. Credo che chiunque, almeno per una volta in vita sua, abbia usato una biro per cercare di rimettere al suo posto il nastro! Quell’album era HEY JUDE, che poi nemmeno era un album appartenente alla loro discografia ufficiale, ma un EP uscito con quel nome solo negli Stati Uniti e che trovai per caso in un negozio di

La tua musica: dici di essere stato influenzato da Bruce Springsteen. Nella melodia? Nei testi? Nel modo di comporre?
Questa me l’aspettavo! Sai, di solito quando chiedi a qualcuno se è stato influenzato da un artista in particolare si crea immediatamente la domanda o il dubbio: "MA VUOLE IMITARLO"? Eheheh... personalmente credo che prima di essere un musicista tu debba essere anche fan di qualcuno perchè questo ti rende più vicino a chi è (o magari diventerà) un tuo fan. Springsteen per me è il numero 1, questo è fuori discussione. Ma credimi, ascolto di tutto passando dal rock'n'roll di Elvis e Berry al country di Steve Early, dal punk dei Clash, Who e Ramons al rock degli AC/DC... e tante altre cose, ma prevalentemente del passato (che poi, vista la loro attualità, non sono coì tanto “passate”!) . Tutto, in un modo o nell'altro va ad influenzare la mia musica. Per rispondere alla tua domanda (melodia, testi, modo di comporre…) posso dirti una cosa: Springsteen non so sinceramente quale modo adotti per comporre. Probabilmente non ne adotta uno solo, ed è questa, a mio parere, una delle sue grandissime forze. Riguardo ai testi non penso che puoi permetterti di parlare di ciò di cui parla lui senza cadere inevitabilmente nel banale... quell'America o la vivi davvero e ne fai parte o è meglio evitare di raccontarla solo per sentito dire! ;-) Le melodie, nel bene o nel male, influenzano chiunque! Ma la cosa che davvero mi colpisce di Springsteen e che amo seguire come strada è l'idea del rock sudato e dello show live. Il desiderio di rendere un concerto quasi teatrale dove il pubblico sembra essere stato invitato ad una festa per poi renderlo protagonista insieme alla band trasforma tutto in pura magia. Solo in quel caso si stabilisce un buon contatto tra chi è sopra e chi sotto il palco.
STRADE DI FUOCO: il tuo album di debutto su myspace: perché questo titolo?
Semplicemente perchè credo che oggi sia un titolo che rispecchia molto la nostra realtà, il nostro tempo. C'è dentro il

Nei testi di “Strade Di Fuoco” quanto ha inciso la tua esperienza di “vagabondo”?
Quelle canzoni le ho scritte mentre ero a Dublino. Ho vissuto lì per un pò. Suonavo in qualche locale, ma quando i palchi erano occupati da altri artisti me ne andavo in strada a suonare con qualche "musicista stradaiolo". Quindi, per strada, chitarra acustica e armonica, e ti vivevi la tua notte da "vagabondo". A volte dividevi l'asfalto con un irlandese o un italiano, altre volte con un americano o un inglese. Ma con noi c’era sempre Lucky, il cagnolone bianco con la bandana rossa che non mancava mai all’appuntamento notturno!!! Sembrava amare davvero molto il country e l'armonica hehehe.... sugli assoli le orecchie erano sempre dritte!
Con 26.280 (maggio 2009) la title track dell’album è la più ascoltata: cosa vuoi comunicare con “Strade Di Fuoco”?
Bè, ognuno ha il suo punto di vista. C’è chi crede che alla fine “va come deve andare” e chi invece è davvero convinto che “va solo come abbiamo scelto noi”. La cosa migliore sarebbe quella di recitare il primo verso, ma di fare agire il secondo!
“Ciò che non hai detto mai” …parlaci di questa canzone.
Sarebbe più facile chiedere a questa canzone di parlare di Daniel Ray! Quella canzone forse parla da sola. E’ il brano più intimo dell’album. L’ho scritto per mio padre che ho perduto improvvisamente quando avevo solo 21 anni. Per me è stato un colpo durissimo considerato che se ne era andata l’unica persona che aveva sempre creduto in me. Sono nato in una famiglia che prima di me non conosceva artisti, figlio di un autista e una ragioniera, ma nonostante ciò quell’uomo ha sempre rispettato le mie scelte. Aveva un grandissimo dono… anche se non comprendeva o non condivideva qualcosa, non la giudicava!
Ma questa “Lady Dark” chi era?! Svelalo ai tuoi fans!
Ma Lady non ERA… E’!
Un bilancio della tua avventura musicale e i tuoi progetti per il futuro.
Bè, credo di potermi ritenere soddisfatto, o meglio ancora, divertito! Divertito dal fatto che ho trovato su internet un discreto interesse nei confronti della mia musica da parte non solo degli italiani, ma anche di molti americani, inglesi o tedeschi, e la cosa in effetti mi ha stupito (piacevolmente!!!). Fare rock e cantare in italiano sembra essere la strada meno battuta, ma secondo me va percorsa e a testa alta. Il problema più grande è che qui da noi, se non hai un management alle spalle, è difficile entrare nei locali per suonare. La maggior parte di questi poi, oggi come oggi, è sempre più affollata da tribute-band e per chi ha un progetto inedito è dura riuscire a farsi posto. Attualmente sto lavorando ai nuovi brani del mio secondo album. Non so ancora se sarà autoprodotto come il primo o se firmerò per qualche produzione. Per il momento continuo a guardare in giro… comunque senza prendere minimante in considerazione l’idea di partecipare a qualche reality-tv ahahah… l’importante è questo! Scrivo di continuo e ho un casino di idee che voglio concretizzare. Non sono il tipo che se trova la cosiddetta “formula vincente” adotta sempre quella per non rischiare. Se dovessi fare centro con un album rockettaro e ottenere un successo della madonna… sta sicuro che il prossimo sarebbe totalmente diverso, magari solo chitarra e armonica. Amo mettermi sempre in discussione e rischiare… non credo che sia possibile altrimenti raggiungere una certa maturazione artistica.
“STRADE DI FUOCO (9TH STREET)”… un’intero album in free download. Quante critiche hai ricevuto riguardo a questa tua scelta e a cosa è dovuta. Mossa tattica promozionale o c’è dell’altro?
(ride)… se fossi così bravo farei il manager invece del musicista! Sai, viviamo in un’epoca in cui molte produzioni investono parte dei soldi per “autocomprare” il proprio disco. Accade questo…. se sei prodotto da qualcuno fai uscire il tuo disco e lo piazzi su iTunes. Poi, tu e la tua produzione, comprate un tot di copie di questo bel disco e magicamente lo fate schizzare in vetta alla classifica della settimana. Insomma, ci si prende un po’ in giro da soli e si prende molto in giro gli altri. Si grida a tutti: “PRIMO SU ITUUUUUNES!” …e pensa che le critiche le ho ricevute proprio da chi ha fatto mosse simili! Ma (ci tengo a puntualizzarlo) fortunatamente non tutti i musicisti indipendenti e tutte le produzioni agiscono in questo modo. E soprattutto… la gente non è stupida ed è stanca di essere presa per tale. Detto questo, personalmente preferisco far scaricare gratuitamente il mio album e potermi permettere di dire 1000, 2, 3, 4, 5 o 10.000 persone hanno le mie canzoni nel loro lettore mp3 ed essere molto più convincente evitando di prendere in giro me stesso e gli altri! Il 24 maggio sorso, a due anni esatti dalla nascita del mio sito, che oggi ospità piu di 63.ooo

Concorsi, vetrine musicali… o i music-reality che vanno tanto di moda oggi in tv. Hai mai pensato di tentare quella strada?
Assolutamente no. Preferisco restare all’ombra, ma continuare ad essere un artista. Io non ho mai cercato il successo fine a se stesso. Non mi piace e non voglio fare la rock-star… mi basta fare il rocker! Voglio divertirmi e divertire. Quello che mi interessa è riuscire ad emozionare chi mi segue e chi continuerà a seguirmi. Tutti loro sono più importanti delle giurie che puoi incontrare partecipando ad un concorso.
E i reality?
In un mese di tv ti lanciano al grande successo. Il problema è rendersi conto se poi hai le palle di non farti fottere da quello stesso successo!
La tua nuova band?
Semplice… non voglio suonare con chi “fa marchette”! A un certo tipo di musicista “professionista” preferisco il musicista “professionale”. Per mille ragioni puoi non essere stato tanto fortunato in vita tua da poterti permettere di suonare e basta! Spesso devi lavorare, sopravvivere e poi suonare. E non è assolutamente detto che chi lavora e sopravvive, quando poi sale sul palco non possa far vedere chi è. Devo sottolineare che conosco moltissimi professionisti che suonano col cuore e che non fanno parte di quelli a cui mi riferivo prima. Ma nella mia nuova band, adesso, c’è posto solo per chi sa davvero cosa significa lavorare. E chi è con me adesso, crede in me e nei miei mezzi, senza farsi troppe pippe mentali su quello che mi circonda! Hanno deciso di suonare con me perché condividono la mia idea di band e perché vogliono e sanno offrire il loro grande contributo!
E i turnisti?
Che facciano pure i loro turni!
Daniel, leggendo il tuo blog spesso ci si imbatte nei commenti di un pubblico molto vasto che sembrerebbe davvero apprezzare la tua musica e il tuo modo di viverla. Credono in te, scommettono su di te oppure?...
"Amano se stessi e si vogliono bene! Io, non mi stancherò mai di dirlo, non faccio nient’altro che raccontare la vita, a modo mio, magari anche sbagliando. Evidentemente sono persone a cui piace vivere e il rock è vita! Droghe e autodistruzione son tutte cazzate. Se sei “rock” vivi, senza troppe storie! Al mito del "sex, drugs and rock and roll" preferisco quello del "sex, love and rock'n'roll"!
“Se dovessi mai arrivare al grande successo, cosa accadrebbe a Daniel Ray?”
Diventerebbe noto a tutti che è Italiano!!!
Un’ultima domanda Daniel… quali consigli daresti a chi sta per realizzare il suo proprio disco?
Date un prezzo prima ai vostri sogni. Solo dopo potete quantificare i costi (inevitabili) relativi alla realizzazione del disco. Non fatevi fregare da chi vi dice che produrrà il vostro album. Se la vostra è un’ auto-produzione, voi pagate e quindi dovete pretendere che facciano quello che vogliate voi e come volete voi. Se vogliono metterci le mani… fategli tirare fuori i soldi! Siamo in Italia ragazzi… e non conviene abbassare la guardia. Appena lo fate vi fottono sound e stile. Imponetevi! Oppure accettate il compromesso e sperate nel meglio… fate un po’ voi! Ma non fatevi cucire addosso un vestito che non è il vostro! Un abbraccio a tutti!
|
Intervista esclusiva: THE BEATERS!
27/05/09 10:42 Categorie: Cover Bands
di Alfonso Russo
Il gruppo è una vera e propria 'Tribute band', perchè non si limita a suonare le canzoni dei Beatles, bensì a riproporle fedelmente nei minimi dettagli a livello musicale/strumentale e con la volontà di ricreare gli show del periodo con la stessa strumentazione (hofner, gretsch, rickenbacker, ludwig, vox...) e gli stessi vestiti di scena utilizzati negli anni '60. Della band hanno sempre fatto parte Fabio Angelucci (LJ),Fabio Corrao (Macca) e Maurizio Brioni (Ringo Mau), mentre nella parte di George si sono avvicendati; nel 2005 Tony McAlindin, da fine 2005 all'inizio del 2009 Patrizio Bernardini (detto 'Pat Geo', elemento fondamentale alla crescita e piccola 'consacrazione' del gruppo), mentre
attualmente il ruolo è ricoperto da Aldo Marracino. Nelle occasioni in cui vengono riproposte canzoni del cosiddetto secondo periodo, si aggiunge come 'Special Guest' Alberto Bolli (detto 'Wolf') al piano/tastiere.
A questo link potrete accedere alle prossime date dei “Beaters”, forse suoneranno vicino casa vostra!
1) I Beatles, una grande passione. Raccontateci come è nata l'idea di mettere su una cover band.
Fabio (Little John)
Ho cominciato a suonare la chitarra a 17 anni e appena sono stato in grado di strimpellare qualche canzone, ho tentato di metter sù una Beatles band, nella parte di John; il primo gruppo si chiamava Quarrymen, poi negli anni ho fatto parte di varie situazioni più o meno soddisfacenti.
Nel 2005 ero alla ricerca di nuovi elementi, insieme a un altro storico beatlesiano romano (Mario Ugolini, in veste McCartney); un giorno mi chiama un certo Fabio (futuro Macca) che ha letto su Porta Portese uno dei miei annunci, anche lui fa le parti di Paul, scambiamo 2 chiacchiere sulla possibilità di collaborare col suo gruppo, di vedere se le due situazioni possono incastrarsi. L'incontro avviene in una pizzeria sull'Ostiense; a pelle ci intendiamo subito, mi parla di un grande batterista che arriva di lì a pochi minuti (Mau), ci sono subito idee, progetti, prospettive. Quella sera si decide di vedersi in sala per almeno un mese e provare a creare una band. Mario da parte sua ha altri progetti e di lì a poco entra a far parte di un altro gruppo. La prima prova è musicalmente pessima, ma a livello
personale e caratteriale si sente una grande intesa. Da allora, a piccoli passi, siamo diventati una band da 50 concerti l'anno....ma più importante, siamo diventati un gruppo di amici che stanno bene insieme, e che contano uno sull'altro a prescindere dalla musica.
Fabio (Macca)
Volevo suonare i Beatles da quando ho cominciato a suonare il basso a 17 anni. Suono con RingoMau da sempre (ormai sono 30 anni! …
anche se prima non si faceva chiamare così!). Una breve collaborazione con una cover band dei FABS mi fa scattare una molla (carica da 30 anni). Lo propongo a Maurizio e lui accetta. Leggo un'inserzione su un giornale e chiamo. Per ora si parla di collaborazione tra band”. Mi richiama dopo qualche giorno. Decidiamo di vederci. Si chiama Fabio. Oggi è l’insostituibile LJ. Cominciamo a provare. Sappiamo che è la situazione giusta ma non
sappiamo perché. Poi porta un amico. Oggi sono più di tre anni che suoniamo tutte le settimane anche più volte a settimana. 50 serate LIVE l’anno più le doverose sessioni in sala. Chettelodicoaffare!
Aldo (George)
Everything was easy...fui contattato da john per suonare nei BeaTers, che era una beatles tribute band conosciuta e già molto attiva, e risposi naturalmente di sì. Facevo parte di un altro gruppo, i Rubber Soul, che da un pò di tempo stentava a trovare stimoli e obiettivi comuni, quindi fui davvero entusiasta di questa occasione. Ho sempre adorato i Fab Four e fin da bambino ho suonato le loro grandi canzoni, per cui...
Maurizio (Ringo Mau)
La nostra più che una COVER è una TRIBUTE BAND a questo gruppo fantastico. Come è nata l'idea? Semplicemente, un giorno il "Macca" mi ha chiesto se volevo far parte di una band che proponeva i brani dei Fab 4 e ho accettato. Poi una risposta ad un annuncio su un giornale messo dal nostro
"LENNON", prima parlando di collaborare qualora in una delle band servisse supportarsi quando mancava qualcuno....poi, davanti a una birra tutto prese piede e siamo diventati 3.
Mancava solo (si fa per dire!!!) "GEORGE". Siamo stati fortunati perchè proprio JOHN conosceva chi poteva fare al caso nostro. Qualche mese di prove costanti, strumentazione e abiti vintage e da quel momento più di cento serate per riproporre un repertorio con le migliori hit del primo e del
secondo periodo.
2) Chi ha scelto il nome?
Fabio (LJ)
Il Macca. Ne abbiamo passati al setaccio una miriade, alla fine c'era in ballo anche quello di 'Dirty Mac' ma era un 'collegamento' da grandi appassionati....The BeaTers invece ci dava a livello fonetico, grafico, stilistico una riconoscibilità assoluta e immediata, un elemento che abbiamo ritenuto importantissimo per metterci sulla 'cartina'....non è un caso se su google e nei motori di ricerca, se scrivi 'tribute beatles' i primi ad uscire siamo noi.
Fabio (Macca)
È stata una mia scelta. Avevo in mente il nome DIRTY MAC (da uno show dei Rolling Stones che si chiama Rock and Roll Circus dove Lennon suona con una band che si chiamava così). Il nesso con i FABS è troppo lontano e lo capirebbero solo pochissimi “addetti ai lavori”. Propongo The Beaters. “Quelli del ritmo”. Faccio vedere il logo alla band. Accettano e oggi siamo innamorati del nostro nome.
Aldo (George)
Quando sono arrivato come detto erano già un gruppo molto conosciuto e credo che anche il nome, così facilmente assimilabile ai Beatles, abbia fatto la sua parte.
Maurizio (RingoMau)
Il nome l'abbiamo scelto o meglio "sposato" tutti, mentre a proporlo è stato il nostro Macca.
3) In Italia esistono moltissime cover band che riproducono le canzoni dei Fab Four. In cosa vi ritenete "diversi" dalle altre?
Fabio (LJ)
Mah, ci siamo accorti di avere un'anima molto rock, selvaggia per certi versi, quindi abbiamo focalizzato particolarmente il primissimo periodo dei Beatles; i tempi di Amburgo, del Cavern Club, delle registrazioni alla Radio BBC, i primi concerti negli States....tanto tanto rock, pochissimi lenti, riproposti con il 'taglio', la velocità, la potenza ,l'ardore delle esibizioni live dei 4 di Liverpool...Hit che tutti conoscono ma anche B-sides, e tante cover che gli stessi Beatles facevano dei loro idoli (Chuck Berry, Little Richard, Carl Perkins, Smokey Robinson)...non ci fermiamo mai, niente pause, anima e
sudore fino a che stiamo in piedi. Facciamo anche canzoni del cosiddetto secondo periodo, manel nostro piccolo siamo conosciuti soprattutto per come facciamo il primo. Suoniamo per passione e quello che la gente ci dice più spesso è che si vede e traspare in maniera molto nitida che ci divertiamo da matti; non abbiamo mai una scaletta fissa, se c'è gente ed entusiasmo siamo capaci di suonare
2 ore e mezza e più, andando a braccio, scavallando anche oltre quota 50 brani. In questo nostro 'dare tutto' a ogni concerto, qualcuno può esserci pari, ma nessuno superiore.
Fabio (Macca)
Alcuni sembrano un gruppo di amici che stanno sul palco per caso, altri sembrano degli imitatori con tanto di parrucca. Noi vorremo essere noi e basta. Suoniamo per il solo piacere di suonare. Usiamo strumenti vintage ed abiti di scena ma la faccia è la nostra! Senza trucchi di nessun tipo. Amiamo
il Rock and Roll e siamo specializzati sul periodo d’oro della Beatlemania compresi brani live dal BBC o Anthology. La nota che ci ha caratterizzati è che suoniamo “solo” brani dal 1959 al 1965 al massimo (quasi 80 brani a repertorio). Ovviamente a volte ci cimentiamo anche con le varie Let it be e Hey Jude quando l’occasione lo richiede (piazze o feste private).
Aldo (George)
Suoniamo canzoni dei fab four per passione e cerchiamo di caratterizzarci riferendoci a brani "particolari" come i beat o i rock'n'roll presenti nel Live at BBC, o quelle canzoni fantastiche sparse sugli album magari meno conosciute al grande pubblico, ma di grande suggestione.
Maurizio (Ringo Mau)
Il difficile è proprio quello, cercare di non essere la copia di tanti altri gruppi, per cui abbiamo cercato di caratterizzarci, rifacendoci ai brani primo periodo '60-'65, per lo più rock 'n' roll, beat.
4) Il vostro spettacolo più bello?
Fabio (Macca)
Il PROSSIMO!
Fabio (LJ)
Sure, il prossimo. Non smettiamo mai di metterci in discussione, di migliorare, di aggiungere particolari e perfezionare le esecuzioni, di studiarne di nuove.
Aldo (George)
Qualsiasi concerto dove la gente si diverte, cantando e ballando la musica che suoniamo,
Maurizio (Ringo Mau)
Per me, l'anno scorso al Rock City, con la gente che ballava sotto la pioggia mentre suonavamo.
5) La canzone preferita da suonare dal vivo e perchè.
Fabio (LJ)
Non può mai essere una, o la stessa; dipende dall'atmosfera, dallo stato mentale del momento, dal sound che la serata sta tirando fuori....'I'll be back' è una canzone che si è cucita addosso a noi fin dal principio, e pur non essendo una hit molto conosciuta è probabilmente una di quelle che abbiamo suonato sempre, in tutti i nostri concerti; sento molto mie 'you can't do that' e 'come together', a livello stilistico e compositivo....e poi do il meglio nei rock a squarciagola come 'twist and shout', 'rock
'n' roll music', 'slow down', 'leave my kitten alone', 'bad boy'.
Fabio (Macca)
La mia è 'Don’t Bother Me' perchè ha un giro di basso che adoro. Ma forse 'All My Loving' mi piace di più perchè ha il raddoppio della voce che mi dà I brividi da sempre. Ma 'I’ll be Back' con l’armonia a due voci su tutto il brano … e poi … vabbè … basta così …
Aldo (George)
'I'm a loser' è un brano che unisce il beat con la musica degli States, mi da i brividi.
Maurizio (Ringo Mau)
Roll Over Beethoven anche se è una cover (il brano è di Chuck Berry), una delle preferite di John, Paul e George prima ancora di chiamarsi Beatles. Perchè? il solo di chitarra ti carica a 1000!!!!
Il gruppo è una vera e propria 'Tribute band', perchè non si limita a suonare le canzoni dei Beatles, bensì a riproporle fedelmente nei minimi dettagli a livello musicale/strumentale e con la volontà di ricreare gli show del periodo con la stessa strumentazione (hofner, gretsch, rickenbacker, ludwig, vox...) e gli stessi vestiti di scena utilizzati negli anni '60. Della band hanno sempre fatto parte Fabio Angelucci (LJ),Fabio Corrao (Macca) e Maurizio Brioni (Ringo Mau), mentre nella parte di George si sono avvicendati; nel 2005 Tony McAlindin, da fine 2005 all'inizio del 2009 Patrizio Bernardini (detto 'Pat Geo', elemento fondamentale alla crescita e piccola 'consacrazione' del gruppo), mentre

A questo link potrete accedere alle prossime date dei “Beaters”, forse suoneranno vicino casa vostra!
1) I Beatles, una grande passione. Raccontateci come è nata l'idea di mettere su una cover band.
Fabio (Little John)
Ho cominciato a suonare la chitarra a 17 anni e appena sono stato in grado di strimpellare qualche canzone, ho tentato di metter sù una Beatles band, nella parte di John; il primo gruppo si chiamava Quarrymen, poi negli anni ho fatto parte di varie situazioni più o meno soddisfacenti.
Nel 2005 ero alla ricerca di nuovi elementi, insieme a un altro storico beatlesiano romano (Mario Ugolini, in veste McCartney); un giorno mi chiama un certo Fabio (futuro Macca) che ha letto su Porta Portese uno dei miei annunci, anche lui fa le parti di Paul, scambiamo 2 chiacchiere sulla possibilità di collaborare col suo gruppo, di vedere se le due situazioni possono incastrarsi. L'incontro avviene in una pizzeria sull'Ostiense; a pelle ci intendiamo subito, mi parla di un grande batterista che arriva di lì a pochi minuti (Mau), ci sono subito idee, progetti, prospettive. Quella sera si decide di vedersi in sala per almeno un mese e provare a creare una band. Mario da parte sua ha altri progetti e di lì a poco entra a far parte di un altro gruppo. La prima prova è musicalmente pessima, ma a livello
personale e caratteriale si sente una grande intesa. Da allora, a piccoli passi, siamo diventati una band da 50 concerti l'anno....ma più importante, siamo diventati un gruppo di amici che stanno bene insieme, e che contano uno sull'altro a prescindere dalla musica.
Fabio (Macca)
Volevo suonare i Beatles da quando ho cominciato a suonare il basso a 17 anni. Suono con RingoMau da sempre (ormai sono 30 anni! …

sappiamo perché. Poi porta un amico. Oggi sono più di tre anni che suoniamo tutte le settimane anche più volte a settimana. 50 serate LIVE l’anno più le doverose sessioni in sala. Chettelodicoaffare!
Aldo (George)
Everything was easy...fui contattato da john per suonare nei BeaTers, che era una beatles tribute band conosciuta e già molto attiva, e risposi naturalmente di sì. Facevo parte di un altro gruppo, i Rubber Soul, che da un pò di tempo stentava a trovare stimoli e obiettivi comuni, quindi fui davvero entusiasta di questa occasione. Ho sempre adorato i Fab Four e fin da bambino ho suonato le loro grandi canzoni, per cui...
Maurizio (Ringo Mau)
La nostra più che una COVER è una TRIBUTE BAND a questo gruppo fantastico. Come è nata l'idea? Semplicemente, un giorno il "Macca" mi ha chiesto se volevo far parte di una band che proponeva i brani dei Fab 4 e ho accettato. Poi una risposta ad un annuncio su un giornale messo dal nostro
"LENNON", prima parlando di collaborare qualora in una delle band servisse supportarsi quando mancava qualcuno....poi, davanti a una birra tutto prese piede e siamo diventati 3.
Mancava solo (si fa per dire!!!) "GEORGE". Siamo stati fortunati perchè proprio JOHN conosceva chi poteva fare al caso nostro. Qualche mese di prove costanti, strumentazione e abiti vintage e da quel momento più di cento serate per riproporre un repertorio con le migliori hit del primo e del
secondo periodo.
2) Chi ha scelto il nome?
Fabio (LJ)

Fabio (Macca)
È stata una mia scelta. Avevo in mente il nome DIRTY MAC (da uno show dei Rolling Stones che si chiama Rock and Roll Circus dove Lennon suona con una band che si chiamava così). Il nesso con i FABS è troppo lontano e lo capirebbero solo pochissimi “addetti ai lavori”. Propongo The Beaters. “Quelli del ritmo”. Faccio vedere il logo alla band. Accettano e oggi siamo innamorati del nostro nome.
Aldo (George)
Quando sono arrivato come detto erano già un gruppo molto conosciuto e credo che anche il nome, così facilmente assimilabile ai Beatles, abbia fatto la sua parte.
Maurizio (RingoMau)
Il nome l'abbiamo scelto o meglio "sposato" tutti, mentre a proporlo è stato il nostro Macca.
3) In Italia esistono moltissime cover band che riproducono le canzoni dei Fab Four. In cosa vi ritenete "diversi" dalle altre?
Fabio (LJ)
Mah, ci siamo accorti di avere un'anima molto rock, selvaggia per certi versi, quindi abbiamo focalizzato particolarmente il primissimo periodo dei Beatles; i tempi di Amburgo, del Cavern Club, delle registrazioni alla Radio BBC, i primi concerti negli States....tanto tanto rock, pochissimi lenti, riproposti con il 'taglio', la velocità, la potenza ,l'ardore delle esibizioni live dei 4 di Liverpool...Hit che tutti conoscono ma anche B-sides, e tante cover che gli stessi Beatles facevano dei loro idoli (Chuck Berry, Little Richard, Carl Perkins, Smokey Robinson)...non ci fermiamo mai, niente pause, anima e
sudore fino a che stiamo in piedi. Facciamo anche canzoni del cosiddetto secondo periodo, manel nostro piccolo siamo conosciuti soprattutto per come facciamo il primo. Suoniamo per passione e quello che la gente ci dice più spesso è che si vede e traspare in maniera molto nitida che ci divertiamo da matti; non abbiamo mai una scaletta fissa, se c'è gente ed entusiasmo siamo capaci di suonare
2 ore e mezza e più, andando a braccio, scavallando anche oltre quota 50 brani. In questo nostro 'dare tutto' a ogni concerto, qualcuno può esserci pari, ma nessuno superiore.
Fabio (Macca)
Alcuni sembrano un gruppo di amici che stanno sul palco per caso, altri sembrano degli imitatori con tanto di parrucca. Noi vorremo essere noi e basta. Suoniamo per il solo piacere di suonare. Usiamo strumenti vintage ed abiti di scena ma la faccia è la nostra! Senza trucchi di nessun tipo. Amiamo
il Rock and Roll e siamo specializzati sul periodo d’oro della Beatlemania compresi brani live dal BBC o Anthology. La nota che ci ha caratterizzati è che suoniamo “solo” brani dal 1959 al 1965 al massimo (quasi 80 brani a repertorio). Ovviamente a volte ci cimentiamo anche con le varie Let it be e Hey Jude quando l’occasione lo richiede (piazze o feste private).
Aldo (George)
Suoniamo canzoni dei fab four per passione e cerchiamo di caratterizzarci riferendoci a brani "particolari" come i beat o i rock'n'roll presenti nel Live at BBC, o quelle canzoni fantastiche sparse sugli album magari meno conosciute al grande pubblico, ma di grande suggestione.
Maurizio (Ringo Mau)
Il difficile è proprio quello, cercare di non essere la copia di tanti altri gruppi, per cui abbiamo cercato di caratterizzarci, rifacendoci ai brani primo periodo '60-'65, per lo più rock 'n' roll, beat.
4) Il vostro spettacolo più bello?
Fabio (Macca)
Il PROSSIMO!
Fabio (LJ)
Sure, il prossimo. Non smettiamo mai di metterci in discussione, di migliorare, di aggiungere particolari e perfezionare le esecuzioni, di studiarne di nuove.
Aldo (George)
Qualsiasi concerto dove la gente si diverte, cantando e ballando la musica che suoniamo,
Maurizio (Ringo Mau)
Per me, l'anno scorso al Rock City, con la gente che ballava sotto la pioggia mentre suonavamo.
5) La canzone preferita da suonare dal vivo e perchè.
Fabio (LJ)
Non può mai essere una, o la stessa; dipende dall'atmosfera, dallo stato mentale del momento, dal sound che la serata sta tirando fuori....'I'll be back' è una canzone che si è cucita addosso a noi fin dal principio, e pur non essendo una hit molto conosciuta è probabilmente una di quelle che abbiamo suonato sempre, in tutti i nostri concerti; sento molto mie 'you can't do that' e 'come together', a livello stilistico e compositivo....e poi do il meglio nei rock a squarciagola come 'twist and shout', 'rock
'n' roll music', 'slow down', 'leave my kitten alone', 'bad boy'.
Fabio (Macca)
La mia è 'Don’t Bother Me' perchè ha un giro di basso che adoro. Ma forse 'All My Loving' mi piace di più perchè ha il raddoppio della voce che mi dà I brividi da sempre. Ma 'I’ll be Back' con l’armonia a due voci su tutto il brano … e poi … vabbè … basta così …
Aldo (George)
'I'm a loser' è un brano che unisce il beat con la musica degli States, mi da i brividi.
Maurizio (Ringo Mau)
Roll Over Beethoven anche se è una cover (il brano è di Chuck Berry), una delle preferite di John, Paul e George prima ancora di chiamarsi Beatles. Perchè? il solo di chitarra ti carica a 1000!!!!
